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Interviste a Monica

Il Messaggero 05/10/08
RICOMINCIO DA ME
La Guerritore racconta il film che sta girando “La Bella Gente”
di Leonardo Jattarelli

ROMA - Se deve trovare un titolo per la Monica di oggi, non ha dubbi: «Come succede sempre per me, ricomincio daccapo. Ho dimenticato tutto, mi sento come le pareti della mia casa, pulite, bianche, senza quadri. E tutto questo mi piace». Questo suo sentimento, che non è di sradicamento ma di pulsione verso “altro”, sguardo che vuole osservare il nuovo, è stato captato, intercettato all’istante. Dopo la grande prova in scena con la sua Giovanna D’Arco, il cinema l’ha stanata, riproponendo il suo viso e il suo fascino all’ultima Mostra del Cinema di Venezia nientemeno che in tre pellicole: Un Giorno perfetto di Ferzan Ozpetek dall’omonimo libro della Mazzucco, La fabbrica dei tedeschi di Mimmo Calopresti sulla drammatica vicenda della ThyssenKrupp e Il seme della discordia di Pappi Corsicato in un cammeo nel ruolo di una androloga: «Una grandissima svolta, accidenti! Mi era accaduto in passato con Strehler, Sepe, De Lullo e Valli. Sono quelle strane e gobili coincidenze della vita che ti rendono felice». Monica Guerritore sorride durante una pausa sul set ad Orvieto del suo nuovo film, La bella gente, contenta di raccontarsi ancora una volta come donna e attrice, lei che proprio alla figura femminile, da Madame Bovary a Carmen, da La signora delle camelie alla Costanza televisiva ha dedicato tutta la sua passione d’artista...
La Mostra veneziana, solo una coincidenza o qualcosa d’altro?
< Molto altro, soprattutto una mia disponibilità diversa. Il cinema si è accorto nuovamente del mio viso, dei miei occhi. L’esperienza con Ferzan mi ha rinnovata da dentro, la sua delicatezza, la possibilità di esprimermi senza battute ma solo con le parole degli sguardi. Insomma sì, ho sentito il brivido di una vera sterzata».
E ora si chiama Susanna ne La bella gente, il film di Ivano de Matteo con Antonio Catania, Elio Germano, Myriam Catania, Iaia Forte, Giorgio Gobbi e Victoria Larchenko. Lavora in un centro anti-violenza e...
< E mi dedico alle donne, tanto per cambiare. Nel senso che difendo quelle maltrattate. Ho un marito archietto, un figlio, Giulio, e sono una ottimista, solare, di sinistra e mi ritrovo a passare un’estate in compagnia di un’altra coppia esattamente agli antipodi. Un giorno, mentre sono in macchina con mio marito, vedo sul marciapiede una giovanissima prostituta, una ragazza dell’Est, vessata dal suo protettore, picchiata a sangue. Istintivamente decido di “rapirla” e me la porto a casa».
La convivenza sarà difficile? L’armonia familiare si trasformerà in un inferno?
«Diciamo che andremo incontro a varie difficoltà. Si scatenano egoismi, i legami affettivi rischiano di sfaldarsi, mio figlio Elio Germano sarà attratto da questa ragazza ma con pulsioni non del tutto positive. Insomma, alla fine Susanna, davanti ad una perdita di potere su famiglia e marito, dovrà arrendersi. Il film mantiene comunque sempre il tono della commedia anche se graffiante e a volte grottesca».
Dunque rimane vittima di una contraddizione che è sociale e familiare insieme...
< Quella che pratichiamo un po’ tutti nella vita. Tendiamo a fare del bene, siamo pronti all’accoglienza ma ad un certo punto ci chiediamo ”a quanto devo rinunciare per l’altro? E quanto bene posso davvero offrire a chi ne ha bisogno?».
Il film affronta un tema di grande attualità. E’ stata da poco varata una legge antiprostituzione. Cosa ne pensa?
«E’ sempre una questione di bisogno. Non c’è donna che si prostituisca per strada per puro piacere. Contribuire ad eliminare lo “stato di bisogno”, questo è il punto. La legge è un palliativo».
Come vive Monica Gueritore nell’Italia di oggi?
< Con la speranza che le persone capiscano, una volta per tutrte, di possedere una dignità personale, nel mondo della finanza, della politica, del business. Una dignità che va coltivata accontendandosi tutti di qualcosa in meno. Usciamo dai terribili anni ’80-’90 dove tutto era “iper”. Ecco, la vera rivoluzione oggi, secondo me, è il ritorno alla normalità».
Parliamo di teatro. Quando tornerà in scena?
Dopo Giovanna D’Arco ho bisogno di una lunga pausa di riflessione. Un paio d’anni, diciamo, per resettare un po’ tutto. Ora non riuscirei ad amare un altro personaggio così come ho amato Giovanna».
A proposito di donne, il cinema ha contribuito ultimamente a ridisegnare nuove figure, a scoprire volti e personalità diverse. E’ d’accordo?
< Da troppi anni si rappresentava il mondo femminile in modo talmente iper-realistico da risultare falso, lontano dalla realtà, con ruoli che alla fine annoiavano. Oggi finalmente nei tratti di donna si ritrova verità. Il grande schermo ci rimanda persone vere ed è un bellissimo momento per il nostro cinema».
Monica Guerritore scriverà mai un romanzo?
«Ho poco tempo, ma me lo hanno chiesto più volte. Vorrei scrivere qualcosa destinato ai giovani. Far capire che esistono per loro strade diverse da quelle imposte dall’ufficilità o dalle scorciatoie “facili”. Si può essere onesti e felici senza aver paura della imprevedibilità della vita».