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Interviste a Monica »21 dicembre 2011 di Michaela Urbano

Il MESSAGGERO 21 DICEMBRE 2011 di MICAELA URBANO ROMA

Bella, spregiudicata, spavalda, aggressiva e trasgressiva. Una creatura irrefrenabile, che osa per il gusto di farlo, una con così tante certezze da riuscire a spiazzare gli altri. Era così, Monica Guerritore a vent'anni, forse anche a trenta. Oggi è ancora bellissima, quella bellezza rara che coniuga aspetto, interiorità e, per fortuna, voglia di ironia. Ha sotterrato l'ascia della guerra privata in nome dell'affermazione e, sicura e consapevole in maniera diversa da un tempo, può finalmente permettersi il lusso, dice, della leggerezza. Reduce dal set cinematografico di Come non detto di Ivan Silvestrini, con Francesco Montanari, in questi giorni interpreta Rosa Priore in Sabato, domenica e lunedì, al fianco di Massimo Ranieri, che è anche regista della commedia di Eduardo De Filippo realizzata per la tv e presto in onda su Raiuno. Monica Guerritore attrice. «Sono cambiata. Una volta credevo che fosse fondamentale affermare la drammaticità. Ora so che gli eroi non sono solo quelli di Eschilo, di Euripide, ma le persone comuni, invisibili, come il John Doe di Capra. Ora leggo i copioni con quella levità che perfettamente si coniuga con la profondità. E' qualcosa che si acquisisce con il tempo, evolvendosi. Certo, c'è anche chi resta fermo come un pezzo di marmo, forse con un analista, un miracolo...». Chi è Rosa Priore? «Un personaggio in divenire, napoletano, ma anche un po' almodovariano. La famiglia da aiutare, il rito del ragù, le camicie da stirare, i sogni da ricacciare, i rospi da mandare giù per un matrimonio che forse si sta logorando. Finché una domenica mattina il marito fa scintille per poi scoppiare di gelosia». Il ruolo in Come non detto? «Una donna separata con un rapporto viscerale con il figlio. Una persona della piccola borghesia che tenta di ritrovarsi e di accettarsi attraverso le piccole cose». Lei si accetta? «Accetto gli altri, non sono così cattiva da non accettare me stessa. Accettare, accettarsi è un lavoro vero e proprio. Si comincia con non giudicare, non giudicarsi, evitare il paragone, mica semplice in una società che impone modelli, magrissimi, bellissimi, giovanissimi sempre. L'accettazione è un valore da riscoprire, a dispetto della superficialità. Anche se nelle ultime settimane ho ricominciato a respirare, a vedere in prospettiva». Si riferisce alla politica? «Sa quanto significa ritrovarsi nei pensieri, nelle parole, negli atteggiamenti anche nella politica?». I sacrifici ai quali andiamo incontro? «Il sacrificio - ride - lo intendo etimologicamente, ossia officiare la sacralità, non come pena. E spero che proprio il sacrificio ci faccia ritornare a un sentire comune, ad amare la nostra terra, la nostra patria. In epoca consumistica gli italiani hanno dato il peggio di se stessi, nei momenti brutti sono capaci del contrario». Per lei che è una donna sensuale, cosa è la sensualità? «Non si compra, non si inventa, non è un corpo nudo. E' energia. E' accoglienza, sì accoglienza, credo. Saper accogliere lo sguardo dell'altro nel proprio». Rughe, difetti, inconvenienti del tempo, lei non è mai ricorsa al bisturi. Perché? «Perché è impossibile cambiare. Ti possono tagliare, tirare come un elastico, cucire, disossarti come un pollo, farcirti di chissà che cosa, ma nessuno può fermare il tempo per te. Non credo sia piacevole sapere di avere cinquant'anni con una faccia senza rughe, ma priva di espressione. Preferisco abituarmi ai cambiamenti. I vent'anni li ho vissuti appieno, e i 30 e i 40. Non mi fa paura la fine della giovinezza: ho intrapreso un altro percorso, un'altra età. Oggi mi sento più ricca, più completa. E se una volta le emozioni erano cieche, furibonde, adesso sono meravigliosamente nitide. Prima era un affascinante caos, ora le sensazioni hanno un posto preciso nel mosaico della vita. E' bello lo stesso, forse di più». La leggerezza? «E' stata la benvenuta, dopo i periodi meno belli, tornano sempre i momenti felici. Ma se non si diventa amici della leggerezza, allora è tutto un pianto, un feuilleton». Desideri? «Santo cielo, non saprei. Anzi, non lo so, ho talmente tante persone che amo, tante cose. Più che desiderare provo riconoscenza. Sono grata alla vita, all'angelo custode. Sono sicura che esista. Tra poco è Natale, e proprio a Natale, nel film La vita è meravigliosa, all'angelo Clarence, spuntano finalmente le ali...».