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Interviste a Monica » Intervista Il Mattino

Il Mattino 23/12/2011DI LUCIANO GIANNINI

“Nel mio sì a Massimo Ranieri c’è lo zampino di Eduardo, sa? Avevo 7, 8 anni e mamma mi portò all’Eliseo a vedere… forse ‘Natale in casa Cupiello’, o proprio ‘Sabato, domenica e lunedì’. Non ricordo… ma ho chiaro in mente quando lui dal palcoscenico si girò nella mia direzione e ammiccò il pubblico con un occhiolino. Pensai che lo avesse fatto solo a me. Fu un buon viatico. E me ne sono ricordata quando Massimo mi ha chiamata per offrirmi il personaggio di Rosa”. Monica Guerritore e “Sabato, domenica e lunedì”, quarta commedia del progetto su Eduardo De Filippo in tv ideato da Ranieri. La registrazione nello studio 2 del Centro Rai di Napoli andrà avanti fino a gennaio. La messa in onda è prevista a marzo su Raiuno. Nel cast Leandro Amato, Tommaso Bianco, Ester Botta, serena Bonanno, Enzo Decaro, Antonino Iuorio, Ernesto Lama, Fabrizio Nevola, Luigi Petrucci, Luigi Pisani, Luca Saccoia, Antonia Truppo; cui si stavolta aggiungono Giovanna Ralli (zia Memè) e Rosalia Porcaro (Elena, moglie di Luigi Ianniello). Signora Guerritore, lei ha già lavorato con Ranieri. “ ‘Il malato immaginario’ ‘La dodicesima notte’ con la regia di De Lullo… Eravamo matti e pieni di gioventù. Poi la vita ci ha divisi. Fino a questa estate, quando Massimo mi ha chiamata per il mio primo Eduardo”. Lei ha esplorato nella vita e nell’arte la crisi di coppia: “Scene da un matrimonio” di Bergman, “Danza di morte” di Strindberg. Ora “Sabato, domenica e lunedì”. “E mi piacerebbe portare nella crisi di Rosa e Peppino Priore proprio l’esperienza di Bergman e Strindberg. Sembrano lontani da Eduardo, mentre tutti e tre mostrano importanti affinità: l’impossibilità, quasi, di far convivere maschi e femmine; ma anche la speranza. In tutti la guerra tra i sessi finisce in un abbraccio”. Come ha impostato il personaggio? Ha visto il film della Wertmuller con la Loren? “No. Sto cercando di dimenticare l’iconografia classica. E la via è restituire significato alle parole; e al personaggio un corpo, uno sguardo, una voce che diano originalità a quelle parole; scrostandogli anche di dosso una certa patina anni Cinquanta per avvicinarlo a un immaginario femminile senza tempo”. Chi è Rosa? “Una donna borghese che cerca di tenere insieme una famiglia già sulla china di una modernità disgregante. Creatura magnifica, che non riesci ad afferrare. Io ho interpretato spesso femmine tragiche, monolitiche, che esprimono un codice assoluto al quale si immolano. Rosa no. Rosa vive di colori, sfumature, sentimenti che mutano e cozzano, si spengono e si riaccendono”. E Filumena Marturano? “No. Sarebbe stata una di quelle donne che ho descritto prima: tragica e assoluta nel perseguire il proprio fine. E poi ‘Sabato, domenica e lunedì’ è forse il titolo più bello di Eduardo. C’è tutto il suo mondo: la cattiveria dei figli, il disinteresse, l’avidità, l’amore, il ricatto”. Ha visto qualcuna delle tre commedie già trasmesse? “No, nessuna”. Che cosa pensa di questa forma di prosa-tv-fiction? “Può funzionare con un teatro da camera, dove le telecamere sbirciano quel che avviene in una casa, come quella dei Priore. Non certo con Shakespeare”. Progetti? “Riprenderò ‘Mi chiedete di parlare’, lo spettacolo che ho dedicato a Oriana Fallaci, grande, rabbiosa, folle donna che più sfuggiva dal mondo, più alimentava il proprio mito. E a cinema, a inizi anno, mi aspetta il seguito della ‘Peggior settimana della mia vita’ ”. Lei ha vissuto intensamente. Le resta un sogno? “Tantissimi. Vivo di ciò che sarà. Per fortuna, altrimenti il passato mi schiaccerebbe. Ho tutto davanti, nulla dietro. Anche a casa non ho foto sui mobili… In verità, non ho quasi neppure i mobili. Una casa zen”. E ora Napoli. La sua famiglia viene da là. “È viva, vera, ricca di tutta la bellezza e di tutta la bruttezza che l’uomo sa esprimere. Che vuoi di più?”. A proposito di Napoli, in “Sabato, domenica e lunedì” c’è il rito del ragù. “Ricordo ancora i mille profumi in casa di mia nonna. Anche in studio lo rifaremo, sa?! Il ragù vero, recitando: con fuoco vero sotto la pentola, il pomodoro, la carne annecchia, lo spago per legarla, le cipolle tagliate fini. E lasceremo peppiare il tutto; mentre la storia va…”.