Piotta è arrivato ultimo.
«Io lo canto: "Una come te non l'ho vista mai, ora pensa a me dimmi come
stai..."».
Poi?
«Poi vedo Sfera, Enigma, il programma di Carlo Lucarelli».
Per cosa
si litiga il telecomando con Zaccaria?
«Per nulla. Guardiamo poco la tv. Leggiamo, andiamo al ristorante...».
Guarderete i telegiornali.
«Ovvio. Prima il Tg3. Poi gli approfondimenti: Ballarò, Tv7, Tg2 Dossier,
a volte La7. Anche il Tg1: a lui tocca per lavoro. L'informazione è sbilanciata,
aspettiamo che si facciano vive le authority che controllano presenze
dei politici e conflitti di interesse».
Sulla legge Gasparri avrà una cultura.
«So quello che serve sapere: che allargando le possibilità di pubblicità
alcuni possono prenderne di più. Però faccio l'attrice e non posso parlare
del paniere di Gasparri».
Il libro di Zaccaria l'ha letto in bozza?
«In bozza, sì. Saltando le parti troppo tecniche. Racconta le cose come
stanno».
Come si conciliano lucidità di analisi di un professore e
passionalità di un'attrice?
«Ci integriamo. A me piace ragionare, imparare, usare la testa. Mi sono
mancati gli studi lasciati a 15 anni per recitare. Amo parlare con Roberto:
è preciso, analitico, lucido, ma non freddo. D'altronde è nato in Romagna:
è un pazzo, uno che si mette di traverso, se crede in una cosa, la fa
fino in fondo».
Davanti alla tv vi indignate per le stesse cose?
«Siamo simili. Ma non posso rispondere per un signore della sua età e
della sua esperienza. Io ho due figlie di 16 e 12 anni e sono sensibile
alla valanga di contraffatte: la tv non dovrebbe passare donne tanto deturpate,
tagliate, ricucite. Poi la gente si convince che le donne devono essere
così».