La mia condanna da parte di un giudice di Chiavari.
E’ un precedente gravissimo che tocca tutti gli artisti e che non si può fare passare.
Che un Associazione dopo qualche mese decida in base a un non meglio precisato scontento di qualche non precisato spettatore di chiedere indietro un cachet a un attore che è stato entusiasticamente applaudito e saldato a fine serata è inconcepibile.E che un giudice decida di prendere in carico questa accusa insostenibile lo è ancora di più .
Riassumo per i miei amici che mi leggono..
Mi è stata chiesta una lettura ( possibilmente non di Dante perché gia letto da Ugo Pagliai da loro) e io, che non ne posso più delle letture al leggio di Dante, ho lavorato per quindici giorni portando a memoria i testi più importanti che avrebbero potuto fare da cornice e da sfondo alla visionarietà di un grande autore come Dante. Partendo da Whitman che regala i suoi canti al pubblico , alle visioni di Edgar Allan Poe e ai fantasmi della Morante in Menzogna e sortilegio, alla solitudine di Luzi, a Brecht introduco, senza soluzione di continuità il III e il V canto dell’Inferno.Bellissimo e creato da me.
La durata della mia prestazione artistica è irrelevante.Dura quello che per me deve durare. La performance è un atto creativo.Non è il minutaggio, che secondo le mie tracce musicali che legano l’intero testo dovrebbe aggirarsi intorno ai 45 minuti, senza mai una pausa, tutto di un fiato…e con una potenza vocale e emotiva che è la mia cifra interpretativa.La durata io non la firmo e non è tra l’altro sul mio contratto. Nemmeno degli spettacoli della stagione invernale.
Giovanna D’Arco, il mio più grande successo, gira da tre anni in tutti i teatri italiani e dura 57 minuti.In teatro dove il biglietto costa trenta euro .E nessuno, ripeto nessuno, in tre anni si è mai lamentato della durata.
Anche se dovesse succedere il pubblico ha una grande arma decidere di non andare a vedere più quell’artista e dire in giro che non ne vale la pena. Noi lavoriamo per il pubblico.
Questa è la disfatta più grande per un artista. La mancanza di pubblico.
Artisticamente sono consapevole di una grande prestazione.
Ho negli occhi e nella memoria l’apprezzamento entusiastico ( così come sostenuto anche dalla rappresentante dell’Associazione ) del pubblico.
Sono stata saldata con un sorriso e un grazie.
Io vivo del mio rapporto con il pubblico. E’ la mia unica forza. Sempre, sia in teatro, sia nei film, nelle fiction, nelle interviste cerco di dare un senso forte alle cose che faccio. Travisare questo è per me un fatto gravissimo.
Sono certa che mi legge e mi conosce e mi ha applaudito negli anni mi sostiene.
E chi ha la voglia di farlo, mi sostenga…



18 marzo 2008 at 11:55
Non ho parole. Ovviamente io ti sostengo e ti sono vicina.
Potevano essere eventualmente più “precisi” sulla rappresentazione e su quello che volevano, visto che non è uno spettacolo che porti tu in tour ma una loro richiesta.
Sei stata apprezzata, e questo conta. Peccato per il cachet :(
21 marzo 2008 at 00:24
4000 euro li prende un operaio in 4-5 mesi di lavoro.
non dico altro: lei può aver ragione,
ma pensando a ciò la cosa diventa secondaria.
21 marzo 2008 at 12:59
Sappi che comunque hai tante persone che ti vogliono bene,come persona e come artista…
22 marzo 2008 at 20:30
Cara Monica,con amarezza apprendo questa spiacevole notizia.Nell’arte non esiste la grandezza e la durata,il valore di una tela o di una poesia non si misurano.Questo lo sai tu e,lo sanno tutte le persone che ti hanno applaudita e si sono emozionate mentre recitavi.Non esiste tribunale che possa cancellare la forza,la passione ,il coraggio,l’emozione che metti nel tuo lavoro.Un lavoro che costa fatica,che ti porta spesso fuori casa e,lontano dai tuoi affetti.Per tutto ciò,per l’affetto sincero ed il rispetto del tuo pubblico,devi combattere e,sono certa vincerai, soprattutto perchè non sarai mai sola.Con tutto il rispetto , la stima e l’affetto che provo ,ti saluto caramente e ti auguro una Santa Pasqua. Filomena
24 marzo 2008 at 22:21
cara monica, leggo con dispiacere quello che ti è successo e voglio esprimerti la mia solidarietà. mi chiedo come sia stato possibile. hai forse chiesto un cachet troppo alto per quei 45 minuti? che sia quello?
ti abbraccio con affetto.
federica
27 marzo 2008 at 15:09
Io penso che 4000 euro per un’artista del calibro di Monica Guerritore non siano niente (e complimenti a piero per la finezza di averlo fatto sapere a tutti!). E tutto il lavoro che c’è stato dietro la preparazione di quei 45 minuti? Quello non vale? Allora un professionista che sia artista o meno, deve venire valutato solo per la durata finale del risultato?
Io che sono webdesigner allora dovrei venir pagata per quei 5 minuti che ci metto a metter su un sito, ma tutto il lavoro che c’è stato dietro per “crearlo” no, vero?
Secondo me è il ragionamento di un tirchio e basta. Complimenti per i suoi 4000 euro signor piero, spero ci faccia un bel viaggio alle Maldive ;)
27 marzo 2008 at 23:52
Se l’Associazione che ha richiesto la prestazione artistica non ha anche precisato che la suddetta prestazione dovesse durare un certo tempo,con che diritto può revocare il cachet?E secondo me c’entra niente il fatto che un operaio 4.000 euro non li prenda in 4-5 mesi di lavoro,se il prezzo prestabilito per una lettura è quello,sta all’impresario(o in questo caso al consiglio direttivo dell’Associazione) stabilire se va bene o è troppo alto;nessuno ti obbliga ad accettare.
7 aprile 2008 at 07:41
Carissima,
scusami se mi rivolgo a te con la confidenza che mi lega ad un’amica, ma non posso farne a meno. Ho rivisto proprio ieri la tua Giovanna D’Arco. Dico rivisto, perché due anni fa vi avevo già assistito, da sola, in un altro teatro di Roma ed ero rimasta colpita dalla bellezza e dall’energia che da te promanano e alla fine dello spettacolo, dal tuo essere così, donna, con grande semplicità, nella tua grandezza, in mezzo a noi. Ieri, come ti dicevo, sono tornata a vedere il tuo spettacolo, questa volta con il compagno che aspettavo da una vita e le emozioni sono state le stesse. Ho pianto con te. Un’ora emozionante, durante la quale non ho sentito intorno a me, muoversi nemmeno un soffio. Eravamo tutti rapiti. Queste righe sono, non solo per farti i miei complimenti e quelli di chi era con me, per la tua recitazione e per quanto sai trasmettere attraverso di essa, ma anche per dire, che l’unico rammarico per una breve durata è che ti immergi in emozioni tanto intense che vorresti non finissero più. Questo sarà sicuramente valso anche per la rappresentazione della quale parlavi e che ti ha causato questi incresciosi problemi. Io credo che siano la profondità e l’intensità di quanto si recita, che danno peso e valore a ciò che si trasmette e si lascia dentro a chi assiste, non la sua durata. Sono le rappresentazioni mediocri che sembra non finiscano mai. Verremo senz’altro a vederti a cinema (ho visto tutti i film di Ozpetek), che adoro quasi quanto il teatro. Un abbraccio.
1 luglio 2008 at 20:04
ciao monica da antonio una sola parola sei unica,aspetto tue risposte.
30 luglio 2010 at 07:46
La prossima volta chiedi se vogliono pagarti a cottimo, che so un tanto al minuto e poi ti porti in scena uno di quei cronometri segnatempo che usano gli scacchisti, magari saranno più che soddisfatti della tua professionalità artistica e contabile.
Non ho parole per esprimere lo sdegno che ho per certe persone.
M.