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Se non avessimo fine

cinema, monica scrive, politica, solidarietà, teatro Aggiungi il tuo commento

Se non avessimo fine cambierebbe tutto ma effimeri siamo e molto resta cosi com’è.(B.Brecht-L’Anima Buona di Sezuan)
Pensare che con la nostra morte si concluda tutto rende sterile, inutile, ogni slancio e ferma il progresso, la costruzione del Mondo futuro, la salvezza di quello esistente. Nessuna cattedrale da costruire, nessuna opera d’arte, nessuna cura di un mondo che di noi non avrà memoria.
Così la nostra fine dà un termine al Mondo. Eppure no… è sempre presente in noi quell’Altro, quel soffio, alito, la percezione di un corpo immateriale: Spirito? Anima o solo neuroni a passeggio? Riappropriarsi di quel ‘soffio’ immateriale combatte la disperazione dell’idea di vite a termine,senza senso,senza futuro quindi sterili.
Il microcosmo e il macrocosmo , l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande tutto è a specchio e come le cellule del nostro corpo (-an-lagen-in divenire) sempre in movimento. ‘ ogni cosa naturale è caratterizzata da un principio che la spinge alla realizzazione della propria essenza’
Scrivo oggi perché sto leggendo un bellissimo reportage di Dario Olivero ( La Repubblica 6/7/17) su Lawrence D’Arabia e lo racconta ‘ a 19 anni arrivare in Giordania per una tesi sui castelli crociati . Imbevuto di letture che andavano da Omero a Malory e alla sua Mort d’Arthur il suo viaggio impossibile verso Aqaba … e parla di Alessandro , Gesù , Burckardt, lo scopritore della misteriosa Petra.. e li definisce ‘uomini inseguiti da un destino che li incalza verso un orizzonte che li trascende’.
Nel mio lavoro , il teatro, tutto scompare dopo la chiusura del sipario. Niente è fissato se non la memoria: eppure noi interpreti di teatro sappiamo quanto la nostra presenza sia potente seppure non più visibile. Parlo di questo perché vivo di questa fruizione ‘altra’ non fissata in immagini ma in suggestioni che parlano ‘all’antico nostro essere ‘ come lo chiama Platone , un altro Se.
Tutto questo ha a che fare con una percezione dell’aspetto spirituale dell’esistenza.
Riappropriarci dell’aspetto spirituale, ci rende all’improvviso, tasselli necessari di una storia immortale . E allora la nostra forza , la nostra energia invece che implodere all’interno, sciattamente e distruttivamente ritornerà a creare nuove opere d’arte, salvaguardare il bello che abita il Mondo , rendere vitali città, quartieri, relazioni, giardini, boschi.
E quelle cose ‘diranno di noi’ , quando non ci saremo più.
“(…) in un Universo dove la materia impersonale esiste per sempre, mentre l’esistenza personale si estingueva alla morte, il più che poteva sopravvivere di quest’essere era una voce, una reputazione “(B.Lincoln -Università di Chicago)
Per i Greci era Kleos. La fama. La vita immortale .

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