Pensieri sulla morte della piccola Lorena e dei ragazzi che l’hanno uccisa.
Leggo “i ragazzi si nutrono di violenza…conoscono attraverso Internet ogni forma di perversione, e la violenza entra nella loro vita..”
E’ un errore pensare che la violenza, il sesso,la perversione “entri” nei ragazzi.
Vedono”, e perché hanno visto pensano di “conoscere”.Ma di nessuna di quelle immagini hanno fatto esperienza.Non “entrano” in loro, con tutto il carico di orrore che ne consegue. Si fermano nella retina. Una fotografia.Una verità piatta senza spessore e profondità. Senza conseguenze.
Non c’è “conoscenza” c’è solo “vista” senza “esperienza.
.Le immagini trasmesse in orrende trasmissioni sia su televisioni,(bellissimo il pezzo oggi Marco Molendini sullle Iene e Pirati che per qualche semi-punto di facile ascolto mettono in onda volgarissimi programmi sul cinema pornografico,) sia in Internet sono viste dai ragazzi
.Ma come far capire ai ragazzi che aver visto non significa aver conosciuto.
Vedere che il sesso è fatto così, non significa “sentire” quello che il sesso ti provoca.
Vedere filmati di violenza non significa fare “esperienza” del male che la violenza causa.
Solo con l’ esperienza emotiva e affettiva, propria, personale si riconosce nell’altro il dolore, l’umiliazione, la vergogna, la paura che un atto di violenza, crea.
La colpa feroce, terribile di tutto questo è soprattutto nella mancanza di opere poetiche , film, fiction, libri, che attraverso la narrazione dell’autore , l’interpretazione dell’attore e del regista facciano , attraverso l’immaginazione,l’interpretazione , da cassa di risonanza affettiva al lato oscuro, all’ombra dell’essere umano, ai suoi sentimenti.
Scrive Umberto Eco a proposito della funzione dei racconti e dell’avvenimento più potente nella vita di un uomo , la morte “ …qualsiasi vicenda raccontino, raccontano anche la nostra, e per questo li amiamo.I racconti già fatti ci insegnano anche a morire….”
Uccidere una ragazza.Prendere a calci la testa di un giovane fino a spaccargliela. Sono azioni commesse da giovani anaffettivi.Non c’è nessun dolore in questi ragazzi :non si può immaginare qualcosa che non si conosce.
La paura che ha provato la piccola Lorena, il dolore per le botte, per la violenza, il terrore che deve aver provato negli attimi finali potevano creare pietà solo in un cuore che riconoscesse quel terrore. Ma quei sentimenti li devi conoscere, devi averli praticati.
Non sono sentimenti che si provano nella vita di tutti i giorni ed è qui la funzione dei “racconti”.
Il grande autore, il regista o l’attore sensibile fanno diventare il racconto un interpretazione. E i personaggi diventano, anima, carne e passioni.
La nostra generazione ha imparato ad amare e soffrire sui grandi racconti. Si è indignata e ha sofferto, immedesimandosi, nei grandi film. Anche oggi questo esiste ma non è più il pane quotidiano di cui si nutrono i ragazzi. “Il cacciatore di aquiloni” è un esempio di libro e di film che crea”esperienza”: di dolore, sofferenza per un tradimento, per un abbandono, per la guerra, per la solitudine”.
Quanti ragazzi l’hanno visto?
L’industria dell’intrattenimento ha una grande responsabilità.Le produzione cinematografiche e televisive devono riacquistare il senso e l’importanza dell’arte.Abbandonare l’uso scriteriato di attori “non-attori, figurine senza potenza espressiva, i critici , i giornalisti devono combattere contro i prodotti che superficialmente si adeguano a un pensiero collettivo generazionale che vuole leggerezza e rapidità, mancanza di profondità e di riflessione. rapide sequenze di violenza senza alcuna analisi. Fotografare la realtà non è la verità. Le maschere del quotidiano, i luoghi comuni, gli atteggiamenti tutti uguali non sono l’essere umano. Sono maschere , canoni, che semplificano le relazioni. ma non sono la verità di nessuno di noi. L’arte parla al “cuore delle cose” Quando si parla al cuore si toccano corde che imprimono in noi i sentimenti per sempre. E diventano esperienza intellettuale.Al cuore dei ragazzi chi parla? Chi insegna?.
Monica
(Pubblicato domenica 18 maggio sul Messaggero).Grazie Direttore.



18 maggio 2008 at 18:31
io sono convinta che anche i genitori e la scuola debbano fare il loro dovere. non so, la mia generazione non se li sognava minimamente questi delitti. ai miei tempi non ne sentivo di queste cose, neanche per sentito dire o per leggenda, che alcuno avesse ammazzato nessuno.
ho paura a mettere al mondo dei figli in questo mondo, spero di essere una brava madre ed educarli al dolore appunto.
19 maggio 2008 at 08:52
Occorre un cuore per saperli ascoltare,ed uno per parlar loro…
Grazie Monica
19 maggio 2008 at 11:21
Lauryn è il contesto di immagini che ci bombarda che è cambiato. Non serve educare se non si attivano le funzioni del “sentire”. Rimangono regole e informazioni che non raggiungono la coscienza.Keats chiama il mondo “la valle del fare Anima” questo significa “trasformare un fatto in esperienza”.Io penso, e questo è il senso che volevo dare al mio articolo, che l’arte, l’interpretazione artistica,lo sguardo personale dell’attore o del regista, nei film, video, dell’autore nei libri, nelle trasmissioni , accompagni con umanità fatti anche violenti, sentimenti e azioni , anche negativi, lo sguardo esterno dell’autore è oggettivo , osserva spesso con pietà e tenerezza. Pensa ai grandi autori :Tolstoy con Anna Karenina, Marie Cardinal con le Parole per Dirlo, Flaubert con Bovary o i film.. Chaplin in Tempi Moderni,Leioni di Piano, il Cacciatore di Aquiloni.. solo esempi! Essi ci insegnano a interiorizzare , a riflettere sul quel fatto. Non a subirlo come una piatta e cruda fotografia.Fai figli, Lauryn e falli commuovere con i film di Disney!Lì c’è tutto!La “diversità” diventa tenerezza: solo con un paio di orecchie troppo grandi di Dumbo!Monica
19 maggio 2008 at 17:25
Cara Monica, io vado spesso al cinema,al warner village ,un posto pieno di ragazzi,e,con piacere vedo che in tanti scelgono films intelligenti ,che ti lasciano dentro qualcosa.Chi fa cinema ,teatro ,o scrive un libro ha una grande responsabilità,il pubblicoe, quindi anche i ragazzi fragili,che male interpretano ciò che l’opera vuole dire,ma non per colpa loro ,ma di chi non gli ha fornito gli strumenti giusti ,cioè la famiglia ,la scuola ,gli amici.Troppi soldi in tasca,niente orari e, soprattutto senza valori.Per questi ragazzi ,sfortunati perchè si perdono le cose belle della vita,tutti dovremmo lottare per migliorare la loro e,la nostra esistenza.Ieri sono andata al cinema a vedere Gomorra,avevo letto il libro ,eppure sono uscita sconvolta.Sembra impossibile che possano accadere certe cose,poi torni nella realtà e ti accorgi che è tutto vero. Proviamo tutti a dare un’altra opportunità a questa gente che vive sbagliando.Diamo lavoro ,a questi ragazzi,almeno proviamoci,sono certa che molta delinquenza scomparirebbe.Loro non conoscono l’amore perchè non l’hanno mai avuto.A presto… Filomena
20 maggio 2008 at 16:03
CIAO MONICA! SI, E’ TERRIBILE QIELLO CHE SUCCEDE OGGI GIORNO. PIU’ IL TEMPO PASSA E PIU’ MI RENDO CONTO CHE STIAMO PEGGIORANDO. E DICO “STIAMO”….MI METTO IN MEZZO, NON DA PARTE. NON HO MAI COMMESSO ATTI SIMILI, NIENTE DEL GENERE MA MI SENTO PARTECIPE, CHISSA’ PERCHE’….FORSE PERCHE’ VORREI FARE QUALCOSA MA NON SO COSA. IL CINEMA, IL TEATRO, I LIBRI SONO FONTE DI INNUMEREVOLI GESTI D’AMORE. MA SIAMO SEMPRE LI’…COME SI PUO’ DIVULGARE ‘L’ARTE” ?
UN ABBRACCIO DA NEW YORK…FRANCESCO
20 maggio 2008 at 19:33
I ragazzi non sono violenti,sono solo abbandonati a sè stessi.C’è bisogno di qualcuno che gli insegni i valori sani,il rispetto per sè e per gli altri,che gli faccia capire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.C’è una vecchia teoria della psicoanalisi che dice che nessuno nasce cattivo,ma lo si diventa…
21 maggio 2008 at 16:23
Grazie Monica, seguirò il consiglio. Sarà che sono cresciuta anche io a pane, Disney, Kipling e Salgari e proprio tutta questa violenza non la concepisco…
grazie, un bacio
29 maggio 2008 at 12:46
Alcune brevi considerazioni in margine :
1)nel mondo di oggi, con la diffusione dei mass-media, i personaggi che si vedono in TV o al cinema diventano spesso dei “modelli” di comportamento che -più o meno consapevolmente- vengono imitati, sia pure anche soltanto ad un livello esteriore;
2) in molti casi, ci sono condizioni di vita oggettive e costellazioni caratteriali le quali spingono gli individui a “conformarsi” rispetto a determinati esempi, in modo tale che questi vengono gradualmente esperiti,interiorizzati e vissuti;
3)se determinate tendenze non “entrano” dall’esterno, allora bisogna ipotizzare che si trovino già all’interno!
Penso, ad esempio, a quanto dice Hillman quando parla della teoria della “ghianda” (Il codice dell’anima) e porta gli esempi di Hitler e dei serial-killers ….
Nell’insieme, mi sembra un problema piuttosto complesso e di non facile soluzione.
Smile,
Mick
29 maggio 2008 at 16:57
Hai ragione Mick.Determinate tendenze sono in noi. In noi esistono “persone /pulsioni” controverse,complesse, alcune eroiche, positive,empatiche altre contradditorie, negative, fredde (Hitler/Hillman) che si alimentano e trovano legittimità grazie ai modelli esteriori proposti .
Quali sono i modelli proposti che interiorizziamo?Quale parte della nostra anima nutriamo con questi modelli di comportamento? La risposta è facile, questi anni celebrano la freddezza interiore, l’apparenza senza il contenuto, il segno non il simbolo ,quindi senza il senso. Nessuna corrispondenza tra azione e conseguenza affettiva del gesto.Perchè? Mi viene in mente: perchè il “dentro” non si vede e allora in una società dove tutto si vede quello che non si vede non c’è, non esiste.E’ lì dentro invece dovrebbe esserci la “ghianda”..In quella terra di nessuno, arida,che nessuno più coltiva? “La valle del fare anima” così Keats chiama quel momento , quel tempo di ragionamento, interiorizzazione che trasforma un fatto in esperienza.Un “tempo riflessivo” che io suggerisco sia facilitato, guidato dall’arte, dal “racconto”,dal cinema, dalla pittura, dalla filosofia. L’intuizione artistica, poetica racconta non solo il modello ma il “cuore” di quel modello. Il sentimento di quel modello ( nel bene e nel male).Violentare e uccidere, umiliare o rubare, tradire sono azioni che ci vengono proposte continuamente .Ma percepiamo (attraverso lo sguardo dell’autore/regista/interprete)lo spessore,la pratica, il dolore, di quell’atto?
Monica
30 maggio 2008 at 10:54
Sono d’accordo, fondamentalmente, su quanto dici a proposito dei rapporti fra arte e società. Bisogna tenere conto, tuttavia, del fatto che -in una società pluralistica come è la nostra- le prospettive riguardanti le modalità di fruizione dell’opera d’arte sono molteplici : basta pensare, ad esempio, alla tragedia greca (catarsi), al teatro epico di Brecht, al “teatro dell’assurdo” (Beckett, Jonesco, etc.), per citarne soltanto alcune (e limitandoci al solo ambito teatrale).
Quanto ai meccanismi che regolano la “industria culturale” (ma forse sarebbe il caso di parlare, più semplicemente, di “intrattenimento”), invece, non mi faccio illusione alcuna. L’imperativo inderogabile è quello di sfornare prodotti idonei ad un mercato di massa : facile consumo, spessore problematico pressoché nullo, adeguamento a stereotipi collaudati.
L’importante è che “venda bene” (livelli di “audience” elevati), tutto il resto non conta.
E’ un po’ una logica dello “usa e getta” applicata anche al settore espressivo.
Questo, a mio parere, è il motivo per cui ci troviamo di fronte a modelli di comportamento (sia nella rappresentazione che nella vita reale) sempre più vuoti, freddi e superficiali, ben lontani da qualsiasi dimensione riflessiva legata all’interiorità o al “fare anima” …
Il cuore dei produttori (e non soltanto il loro) assume sempre di più la forma e l’essenza del salvadanaio (o anche della slot-machine) : l’unica cosa capace di farlo vibrare e di soddisfarlo, ormai, è l’introduzione delle monete (con il conseguente processo di accumulazione).
Sia pure, lasciando qualche spazio all’eccezione … che conferma la regola !
Bye bye,
Mick
30 maggio 2008 at 12:17
Giusto.Hai ragione.Poi, però, qualcuno (produttore) sull’onda di un caso letterario ( certo con il paracadute..) dà carta binca a un artista (Garrone) e ne esce un film straordinario, denso e spesso, Gomorra.Ed è
un clamoroso successo. Anche commerciale!Ce la si può fare.Basta invertire la percezione che i produttori ( in tutti i settori, non parlo solo di cinema)hanno delle persone, del pubblico, dei cittadini!
3 luglio 2008 at 22:59
ciao monica,sono antonio,ho visto il tuo blog il tuo sito bello,bellissimo,ma soprattutto bella molto brava 6 mitica monica,spero che tu mi possa rispondere,ciao un bacio.
4 luglio 2008 at 16:21
Ciao , appena ieri sera ,a Campiglia Marittima , ho assistito,no, ho vissuto il tuo spettacolo: sei stata divina!!!
Tu dai voce alle emozioni ,tu entri dentro e scavi fino a trovare l’essenza vera dei sentimenti, delle sensazioni.
Travolgi nella tua dolcezza ma , anche determinazione,
nella tua classe ,nella distinzione,ma, anche nella tua semplicità,
Grande professionista !
Grazie dell’attimo stupendo che mi hai regalato.
15 luglio 2008 at 12:53
grazie Elisa… avevo anche promesso di mettere sul sito il testo… tra domani e dopodomani vedrai che ci sarà…
Grazie!
Monica
31 agosto 2008 at 20:31
Ciao Monica, il tuo articolo ed il dibattito che ne è sorto dimostrano una volta di più che l’umanità non è morta e non va verso una deriva inevitabile.Tante persone si pongono il problema della violenza e di una cattiva percezione del sesso, soprattutto se a essere coinvolti sono i ragazzi. Chi scrive ha 31 anni ed ha dovuto fare i conti con parecchi problemi affettivi; non nascondo di avere causato sofferenza a chi mi vuole bene proprio per via di lacune da queasto punto di vista. Ma ho avuto due grosse fortune (molte di più, ma qui le altre non interessano qui): l’ottima assistenza di professionisti psicologi e la generosità meravigliosa di una persona che ha saputo ascoltare anche quando non capiva e che ancora oggi sa essere presente con una parola giusta o semplicemente con l’ascolto, la cosa più vera che esista. Ascoltiamo i nostri ragazzi, sanno tante cose più di noi e quando sono violenti facciamo di tutto per capire le cause perchè c’è sempre dietro un motivo profondo e non è mai qualcosa di irrimediabile. Scusa se sono stato lungo. Ah, dimenticavo: sei un’attrice straordinaria e una donna bellissima.