Giovani/grandi-Lavoro:Idea per una Riforma
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Con l’allungamento della vita media , come dicono i filosofi contemporanei,all’età di 50 anni gli uomini e le donne hanno la capacità, se gli si offre l’opportunità, di stravolgere e reinventare la propria vita con nuovi interessi e desideri e utilità.Dopo trent’anni di vita lavorativa, e dopo il compimento del progetto casa/famiglia/ indipendenza ( che ora viene negata alle nuove generazioni) si può, se aiutati, intraprendere nuove strade per liberare nella generazione di mezzo tempo ed esperienza che diventa ricchezza per la società.L’esperienza e l’età sono valori e forze che devono essere riconosciute dalla società. E allo stesso tempo la maturità consente di sopportare la saltuarietà di un lavoro che va ad integrare una minor entrata da pensione.
Saltuarità, precarietà, incertezza che un giovane non sopporta. La certezza di uno stipendio, orari e impegni prestabiliti servono a un giovane, danno sicurezza, metodo, prospettive, certezze.Nessuno di noi vuol vedere giovani pieni di vita e futuro schiantati su una sedia con un auricolare in testa otto nove ore al giorno rispondere sono “il dottor Gennaro” per interloquire con persone che dall’altra parte di mandano al 90% a quel paese. Cosa accade dentro questi giovani? Il nulla. Inteso come nichil. Assenza di speranza.
E come possiamo voler combattere per rivendicare come diritto un posto da mantenuto a vita . Assistere preoccupati, noi della generazione di mezzo ,ai conteggi degli scienziati che raccontano che moriremo piu tardi e quindi costeremo di più..Dovremmo invece lottare per avere altre occasioni in una vita che sposta il suo termine in avanti.
Provate , voi che fate le ricerche a calcolare cosa potrebbe succedere con l’allontanamento volontario tra i 50/55 anni dal posto di lavoro a tempo indeterminato e spostamento sui lavori precari a questa fascia di età e conseguente creazione di posti di lavoro a tempo indeterminato per i giovani.
Provate a commissionare a due /tre gruppi di studio in altrettante università (statistica, economia, politica,) una ricerca sui costi reali e indotti dal mancato inserimento dei giovani nel mondo del lavoro con contratti a tempo indeterminato
Costo delle famiglie che mantengono i figli a casa.
Costo degli ammortizzatori sociali.
Costo della mancata spinta economica a causa di singoli che convivono nei nuclei familiari di origine senza costruire una famiglia, affittare o comprare una casa, arredarla,mettere al mondo figli, e tutto l’indotto che comporta.
Costo dei lavori socialmente utili.
Costo dei minimi pensionabili per il lavoro part-time.
Costo dei corsi di formazione per i giovani.
Costo psicologico sull’energià sprecata delle nuove generazioni
Questo ricavato potrebbe compensare :
Integrazione della minor pensione con :
Possibilità di cumulare pensione e reddito da altro lavoro.
Offerta e forte proposta di lavori socialmente utili.
Riqualificazione attraverso corsi di formazione gratuiti.
Incentivi alle imprese che assumono ( part-time)gli over 50
Solo uno studio.Ma libero dai soliti dogmi.
Idea ,che diventa rivoluzionaria e perciò creativa.



4 luglio 2012 at 18:22
Io posso anche dirti che la proposta è buona ma come si fa a mettere alla nostra classe dirigente abbastanza sale in zucca da provare a valutarla ed attuarla? Noto che sei più lucida tu nei tuoi ragionamenti della gran parte dei politici: questo non può che gettarmi nello sconforto… Io sono un uomo (anche se non credo di esserlo ancora diventato ma l’anagrafe dice così) di 35 anni; ho fatto per 10 l’operaio e poi, esaurite tutte le mie forze in un contesto che non mi piaceva, stufatomi mi sono licenziato e ho cominciato a dare lezioni private sfruttando le mie sudate due lauree in lettere. Ora posso dirmi soddisfatto sul piano professionale (anche se guadagno poco, non ho contributi…) però l’unica cosa che mi è chiara è che in questa società si agisce troppo ” da soli”; mancano troppoe cose. Manca coscienza civica, manca una buona programmazione industriale, manca la coscienza del valore (anche economico) della cultura e della conoscenza in genere. Soprattutto manca, poi, o è molto basso, lo sforzo per crescere individualmente sul piano emotivo. Scusa se sono stato prolisso
Marco Bisio
7 luglio 2012 at 11:02
Bellissimo articolo Monica, come sempre esprimi la tua intelligenza e sensibilita’ al meglio.
Ho 51 anni e lavoro da 32 circa e la routine mi stanca sempre di piu’ , l’esperienza poi non e’ valorizzata dai datori di lavoro che sono alla ricerca sfrenata di come risparmiare, di come tagliare a scapito della qualita’ del prodotto finale.
Si affidano alla tecnologia per risparmiare risorse ,costi quel che costi , senza peraltro inserire i giovani nei processi.Si precarizzano le vite e si frustrano le esperienze di chi come me ha avuto la fortuna di avere il posto fisso che pero’ attualmente e’ una gabbia dorata nella quale ci vogliono far stare il piu’ possibile!
Che miopia che cecita’ che hanno queste classi dirigenti, nessuna creativita’ soltanto il perpetuare una precarieta’ che premia chi e’ ricco sempre di piu’ e chi e’ povero sempre piu” marginalizzato e umiliato.
Un caro saluto
Nicola Fratini
9 luglio 2012 at 20:29
Caro Nicola sapessi quanti tuoi coetanei mi dicono le stesse cose…e posso ben capirli dato chwe quando lavoravo in fabbrica ho vissuto esattamente questa condizione anche se ho qualche anno in meno di te…
10 luglio 2012 at 19:36
Ciao Marco,
Ti ringrazio per la solidarieta’.
Credo anch’io che siamo in diversi a sentirsi cosi’ , il problema e’ che nessuno ci rappresenta e ci difende.Una volta c’erano i partiti di massa, che pur con tante contraddizioni,riuscivano comunque a rappresentarci.Adesso c’e solo la violenza del mercato che sta uccidendo qualsiasi democrazia.Vittime del pensiero unico!!!!!
Che tristezza!!!!
saluti
Nicola
10 luglio 2012 at 20:24
Beh non rassegnamoci a proseguire così…siamo in epoca di trasformazioni e bisogna trasformarci Ciao