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Corriere della sera – giovedi 14 febbraio 2002 Gli studenti sul palco della Guerritore “Cultura troppo cara”

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Corriere della sera – giovedi 14 febbraio 2002

Gli studenti sul palco della Guerritore
“Cultura troppo cara”

Non hanno pagato il biglietto e sono saliti sul palcoscenico dove stava per avere inizio Carmen.

“Ieri, ore 21, Teatro Argentina, invece di Monica Guerritore, il pubblico ha visto gli studenti, una settantina, che hanno aperto uno striscione ‘Rompiamo i recinti del sapere e hanno urlato slogan e mostrato cartelli.’
Questa, dopo l’occupazione del palazzo delle Esposizioni e del Museo del Corso, nei mesi scorsi, è la terza azione della Rete degli studenti (movimento che raggruppa ragazzi delle medie superiori e delle università) per rivendicare prezzi più accessibili per la cultura . ‘La cosa meravigliosa – raccontano i ragazzi – è che Monica Guerritore si è schierata completamente dalla nostra parte, ha preso i cartelli e sostenuto le nostre idee. Ha anche lanciato un appello al sindaco Veltroni per far sì che i teatri comunali siano spazi aperti. Ha poi fatto un discorso molto toccante sul senso stesso del teatro, come luogo accessibile a tutti.’ Su uno dei cartelli era scritto ‘teatri più sociali-biglietti meno cari’. Su un altro ‘per un Europa senza frontiere, libero accesso al sapere’. Monica Guerritore, con tutta la compagnia, non solo è salita sul palco ha sostenuto le idee degli studenti, ma ha anche chiesto e ottenuto che i ragazzi avessero i posti per assistere allo spettacolo….”
Alessandro Capponi – Corriere della Sera – 14 febbraio 2002

Roma 21 febbraio 2002 – Comunicato Ansa

In un comunicato del Teatro di Roma, il presidente Oberdan Forlenza annuncia la decisione di facilitare l’accesso dei giovani e delle persone meno abbienti. Con un prezzo simbolico avranno accesso ai posti rimasti invenduti.

Assistere ad uno spettacolo teatrale, così come l’ascolto di una musica, o la visione di un film o la lettura in solitudine di un libro è sempre una ri-lettura,una reinvenzione, una traduzione del mondo immaginario dell’autore nel proprio. E così chi assiste a una qualsiasi messa in scena incontra non tanto le immagini dell’autore, ma le proprie. E questo è quello che Hillmann chiama “..il fare anima”. E l’importanza del linguaggio poetico è il suo attivare, attingere immediato alle immagini dell’anima. E così il dovere dell’interprete è di rendere muto il suo Io. Non c’è luogo più sacro di quello dove un insieme di persone, in silenzio partecipano al rito del racconto. Ognuno di noi riconosce se stesso, in profondità. Ogni minuto passato è ricchezza data dall’attenzione verso il “dentro” di se stessi.Tempo speso in riflessione, che porta alla conoscenza, alla comprensione. Attivare la percezione, le sensazioni, le suggestioni che vengono sollecitate dai segni , dalle forme della creazione artistica rende ognuno di noi più sensibile e ricettivo. Pronto a riempire di significato, di senso anche la sua vita civile. A non fermarsi all’analisi superficiale delle cose, dei fatti, delle relazioni. Non sto parlando di “cultura” che ha per me il valore di “ciò che è o che è stato”. Ma di materiale per noi, esseri umani ,in continuo cambiamento. Pensanti, riflessivi e quindi più forti e fiduciosi nella nostra capacità di giudizio. Siamo noi, attori e tecnici, che diciamo grazie ai ragazzi che hanno chiesto di assistere al nostro spettacolo…

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